giovedì 17 aprile 2008

ASSEMBLEA GENERALE (Chianciano, 25-27 aprile)

A CHIANCIANO TERME DAL 25 AL 27 APRILE, DEDICATA AI DIRITTI UMANI IN CINA, LA XXIII ASSEMBLEA GENERALE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL

Si svolgera’ a Chianciano Terme dal 25 al 27 aprile la XXIII Assemblea generale della Sezione Italiana di Amnesty International. All’incontro annuale prenderanno parte circa 350 soci, in rappresentanza dei 150 Gruppi dell’associazione. I tre giorni di lavori assembleari saranno introdotti da un intervento del prof. Antonio Cassese (docente ed esperto di Diritto internazionale, gia' presidente del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia) sul tema ’”I diritti umani oggi”’, con particolare riferimento al ruolo dell’Italia nella promozione dei diritti umani. Sempre il 25, il presidente Paolo Pobbiati illustrera’ la propria relazione sugli ultimi 12 mesi di attivita’ dell’associazione. Durante l’Assemblea generale sara’ lanciata la III edizione delle Giornate dell’Attivismo, che si terranno il 24 e 25 maggio in tutt’Italia. In quel fine-settimana, tutti i Gruppi dell’associazione scenderanno in piazza per sostenere la campagna “‘Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina”’, organizzando iniziative e raccogliendo firme a sostegno dei difensori dei diritti umani che sono in carcere per aver denunciato le violazioni commesse nel periodo pre-olimpico.Un forte richiamo alla Cina, affinche’ rispetti l’impegno di migliorare la situazione, assunto nel 2001 di fronte al Comitato olimpico internazionale, al momento dell’assegnazione dei Giochi olimpici del 2008, sara’ lanciato anche nel corso del concerto dell’orchestra di percussioni Bandão, che si terra’ il 26 aprile alle ore 21.30 presso il Parco dell’Acquasanta di Chianciano Terme. FINE DEL COMUNICATO Roma, 17 aprile 2008

sabato 15 dicembre 2007

mercoledì 12 dicembre 2007

GOOD 50X70

"Si svolgerà a Lecce dal 15 al 25 dicembre presso Atrio di Palazzo dei Celestini, Good 50x70 mostra dedicata alle opere vincitrici dell’omonimo concorso internazionale, realizzate da giovani progettisti (graphic designer, art director, copywriter, etc.) provenienti tutto il mondo.

L’iniziativa si avvale della collaborazione di Amnesty International, Amref, Emergency, Greenpeace, Lila. Good 50x70 è un laboratorio nel quale la libera creatività si misura con temi importanti e cruciali, con lo scopo di incidere realmente nella società e diventare motore di cambiamento.

I creativi di tutto il mondo sono stati chiamati a ideare dei poster, confrontandosi rispetto a cinque problematiche di interesse globale, proponendo soluzioni alternative in totale libertà: AIDS, violazione dei diritti umani, guerra, sottosviluppo e degrado ambientale.

Sono pervenuti1659 progetti, valutati e selezionati da una giuria composta da designer di fama mondiale: Timo Berry (Finlandia), Yossi Lemel (Israele), Alain Le Quernec (Francia), Luba Lukova (USA), Chaz Maviyane-Davies (Zimbabwe), Armando Milani (Italia), Woody Pirtle (USA), Fukuda Shigeo (Giappone), Massimo Vignelli (USA) e Lourdes Zolezzi (Messico). Duecento le opere scelte dalla giuria: per ogni categoria tematica sono individuati dieci vincitori ex-equo e trenta menzioni speciali.

I poster saranno esposti in una mostra (ingresso gratuito) che sarà inaugurata sabato 15 dicembre alle ore 19,00. L'inaugurazione sarà anticipata dal workshop “Il manifesto sociale oggi” che si svolgerà alle ore 10,30 presso l'Auditorium del Museo Castromediano"


I Relatori:

Pasquale Volpe, ideatore del progetto (workshop)
Armando Milani, designer, membro della giuria (workshop)
Massimo Pitis, designer (workshop)
Gabriella Morelli, coordinatore del progetto per Lecce (workshop/tavola rotonda)
Prof. Luigi Spedicato, Direttore del dipartimento di scienze della comunicazione – Università del Salento (moderatore tavola rotonda)
Prof. Enzo Cucco, Direttore Osservatorio Campagne Comunicazione Sociale (tavola rotonda)
Marco Raino’, brh+ architetto, designer (tavola rotonda)
Rappresentanti delle Istituzioni (Presidente della Provincia di Lecce, Assessore alla Cultura del Comune di Lecce, Presidente delle Regione Puglia) (tavola rotonda: saluti istituzionali)
Rappresentanti delle ONG (Amnesty International: Simona Corigliano, Greenpeace: Roberto Ingrosso, Lila: Simona Cleopazzo, Emergency: Enrico Quarta) (tavola rotonda)

sabato 24 novembre 2007

PENA DI MORTE, PIU' VICINA LA MORATORIA INTERNAZIONALE, FORSE


Recentemente la Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per la moratoria della pena di morte. I Paesi che l’hanno sostenuta sono stati 99, due in più della soglia minima richiesta per raggiungere la maggioranza assoluta, 52 quelli che hanno espresso invece un voto contrario, 33 gli astenuti.
In precedenza si era tentato tre volte di far passare la moratoria: nel 1994, nel 1999 e nel 2003, ma tali tentativi erano risultati vani. Perciò la decisione assunta dalla Terza Commissione rappresenta di per sé una prima vittoria per chi, nel Mondo, si impegna allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul tema delle esecuzioni capitali. Tra questi anche l’Italia, che sostiene da 13 anni la moratoria.
E la rilevanza della posizione assunta dalla Terza Commissione ONU viene sottolineata anche da Amnesty International, la quale ha infatti dichiarato che “il voto espresso […] dal III Comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in favore di una moratoria globale sulle esecuzioni rappresenta [..] una risoluzione storica e un grande passo avanti verso l’abolizione della pena di morte nel mondo”.
Sembrerebbe dunque che un primo, importante, traguardo sia stato raggiunto. Molto resta ancora da fare però. Anzitutto in termini di “educazione culturale” dell’opinione pubblica all’abolizionismo, quindi in prospettiva di un’effettiva azione di lobbying nei confronti dei Paesi che ancora ricorrono alla pena capitale. Lo scorso anno infatti, ancora 25 Stati hanno eseguito condanne a morte, il 91% delle quali ha avuto luogo in Cina, Iran, Iraq, Pakistan, Stati Uniti e Sudan.
In una prospettiva abolizionista è quindi necessario continuare a portare avanti massicce campagne di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Tali campagne però, per giungere al più vasto pubblico possibile, dovranno essere supportate e patrocinate da soggetti istituzionali, da scuole di ogni ordine e grado e dalle università. Solo così sarà infatti possibile dimostrare l’inconsistenza di tutta una serie di luoghi comuni ancora molto radicati in chi è convinto dell’efficacia della pena di morte. Ad esempio, spesso chi è favore dell’esecuzione capitale motiva la sua posizione sostenendo che questa rappresenterebbe il principale deterrente a delinquere. Niente di più sbagliato, basti pensare che sul sito di Amnesty si può leggere che “diversi studi scientifici hanno dimostrato che non esistono prove certe che la pena capitale sia un deterrente più efficace rispetto ad altre punizioni. L'indagine più recente sulla relazione tra pena capitale e tasso di omicidi, condotta dalle Nazioni Unite nel 1998 e aggiornata nel 2002, conclude che: «…non è prudente accettare l'ipotesi che la pena di morte abbia un effetto deterrente in misura marginalmente più grande che la minaccia e l'applicazione di una presunta punizione minore quale l'ergastolo.» (cfr. Roger Hood, The Death Penalty: A World-wide Perspective, Oxford, Clarendon Press, terza ed. 2002, p. 230)”.
Senza contare che, ovunque sia ancora in vigore la pena capitale, è alto il rischio di mandare a morte degli innocenti. Un dato su tutti: negli USA dal 1973 sono stati rilasciati 123 prigionieri dal braccio della morte, dopo l’individuazione di nuovi elementi a loro discolpa. In alcuni casi i detenuti erano giunti ad un passo dall’esecuzione per una serie di circostanze verificatesi in modo molto simile di volta in volta. Tra queste, indagini e servizi di assistenza legale non sufficienti, e l’utilizzo di prove poco attendibili. E tutto questo non è “appannaggio” esclusivo degli Stati Uniti
Bisogna insomma che diventi opinione largamente condivisa e diffusa , in questo come in molti altri casi, che due torti non fanno una ragione. Ma per riuscirvi, è necessario prima di tutto che ci sia accordo sul fatto che uccidere un uomo, anche se quest’ultimo in precedenza si è reso responsabile di omicidio, rappresenta comunque un torto, e dunque un’azione altrettanto illecita, in quanto violazione di uno dei più elementari diritti umani: quello alla vita.
(di Francesca Garrisi)

sabato 6 ottobre 2007

MARCIA PERUGIA-ASSISI

Gruppo Amnesty Lecce Federica Ferri



giovedì 13 settembre 2007

RICOMINCIANO LE RIUNIONI DEL GRUPPO DI LECCE!!!!!!!!!



Dopo la pausa estiva, ricominciano i lavori del gruppo 213...
Appuntamento VENERDI sera alle 20,30 presso la nostra sede in via ADIGE, 26 (CENTRO SUNIA) - quartiere SANTA ROSA a Lecce!!!!!!!!!

venerdì 13 luglio 2007

GAY PRIDE - ROMA

... L'omosessualita' e' l'amore che non osa dire il suo nome...
(O. Wilde)

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giovedì 12 aprile 2007

ERITREA, AL BANDO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Il governo eritreo ha messo al bando la mutilazione genitale femminile. Chi la pratica o vi si sottopone rischia pene severe: da multe salate al carcere. La svolta di Asmara è annunciata da un comunicato pubblicato sul sito del ministero dell'informazione del governo eritreo, e sembra finalmente dare una risposta concreta alla campagna per proibire la pratica portata avanti da diverse organizzazioni nel Paese. "La circoncisione femminile rappresenta un grave rischio per la salute delle donne e, oltre a metterne in pericolo la vita, causa loro considerevole dolore e sofferenza", si legge nel comunicato pubblicato sul sito dell'esecutivo di Asmara. Dunque, in base alla proclamazione 158/2007 "chiunque richieda, inciti o promuova la circoncisione femminile, mettendo a disposizione attrezzi o in qualunque altro modo, o sia al corrente che una circoncisione femminile sia avvenuta o stia per avvenire e non ne informi prontamente le autorità competenti, sarà punito con una multa o il carcere". Il passo formale è stato fatto, ma è difficile prevedere quanto il divieto verrà rispettato. Le mutilazioni genitali femminili sono molto diffuse nel Corno d'Africa e si stima che oltre il 90 per cento delle donne eritree si sia sottoposta, volontariamente o per forza, all'intervento di mutilazione. Le conseguenze di queste pratiche, secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, dipendono dal grado di invasività e la loro cancellazione è ancora lontana, poiché ogni anno sono a rischio circa 2 milioni di bambine. E in tutto nel mondo sono 140 milioni le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale.
(da www.repubblica.it)